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Cos’è e quali sono i sintomi del Diabete Tipo 2?

Il diabete di tipo 2, noto anche come diabete dell’età adulta, è una patologia legata ad una non corretta regolazione dell’utilizzo degli zuccheri.

Le motivazioni possono essere di due tipi:

  • il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina, ormone deputato alla regolazione degli zuccheri nel sangue,
  • le cellule non rispondono correttamente all’insulina e assorbono meno zucchero (resistenza all’insulina periferica).

In entrambi i casi, si ha un aumento di glucosio nel sangue, noto anche come iperglicemia, che può portare a disturbi a livello del sistema circolatorio, nervoso, oculare, renale.

La malattia ha un decorso lento come pure la sintomatologia, tant’è che si può convivere con il diabete anche per diversi anni, senza saperlo.

Quali sono i sintomi del diabete tipo 2?

  • Aumento della sete e della fame
  • Minzione frequente anche nelle ore notturne
  • Perdita di peso ingiustificata
  • Visione offuscata
  • Spossatezza
  • Lenta guarigione delle ferite o delle piaghe
  • Infezioni frequenti
  • Intorpidimento e formicolio a piedi e mani
  • Pelle più scura sotto le ascelle e il collo

Quali sono le cause del diabete tipo 2?

La causa esatta per la quale il pancreas ad un certo punto non riesce più a produrre quantitativi sufficienti di insulina, o che le cellule muscolari, adipose ed epatiche riducano l’assorbimento degli zuccheri, è ancora sconosciuta.

Si è visto però che l’avanzare dell’età, la sedentarietà e l’obesità sono i principali fattori di rischio oltre alla familiarità, con probabile componente ereditaria, per questa patologia. Infatti, circa il 40% dei pazienti diabetici di tipo 2 ha genitori o fratelli affetti dalla stessa patologia (soprattutto in caso di gemelli omozigoti).

Inoltre, il problema dell’obesità che colpisce oggi molti bambini, porta ad una maggiore incidenza di diabete di tipo 2 anche nei giovani.

Che cos’è l’insulina

L’insulina è un ormone secreto dal pancreas; in funzione della quantità di zuccheri circolanti, che introduciamo con l’alimentazione o che vengono prodotti dal fegato, ne viene prodotta in misura sufficiente affinché essi possano entrare nelle cellule.

Gli zuccheri, e in particolare il glucosio, sono la fonte principale di energia per le cellule e possono entrare solo con l’aiuto dell’insulina.

Quando i livelli di glucosio ematico si abbassano, il pancreas blocca la produzione di insulina. Quando invece siamo a digiuno e i livelli di glucosio diventano molto bassi, il nostro fegato scompone il glicogeno immagazzinato in glucosio, in modo da ripristinare il livello fisiologico, e il pancreas si riattiva con la produzione di insulina.

In caso di diabete di tipo 2 questi processi non funzionano al meglio: le cellule non assorbono correttamente gli zuccheri che si accumulano nel sangue, “richiedendo” di riflesso alle cellule del pancreas una maggiore produzione di insulina, che porta ad un loro indebolimento e a una scarsa produzione dell’ormone, non sufficiente a soddisfare le richieste dell’organismo.

Diagnosi e gestione della malattia

La diagnosi è molto semplice:

  • esame del sangue a digiuno che esita un valore di glicemia maggiore di 126 mg/dL, confermato da due prelievi in due giornate diverse;
  • sintomatologia diabetica sopra citata associata a un valore di glicemia casuale, cioè misurato indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dL.

In alternativa si può valutare anche con un valore di emoglobina glicata maggiore del 6,5% (esame ripetuto poi nei pazienti diabetici per valutare il corretto controllo della malattia).

Un altro test che può essere effettuato è quello del carico orale di glucosio (OGTT, Oral Glucose Tollerance Test) o curva glicemica, dove si misura (sempre con esame del sangue) la concentrazione di glucosio circolante ad intervalli regolari, prima a digiuno (basale) e dopo l’assunzione orale di una soluzione di acqua e 75 grammi di glucosio. Valori superiori ai 200 mg/dL due ore dopo aver assunto questa soluzione, indicano la presenza della malattia. Questo test viene richiesto quando la glicemia a digiuno non supera i 125 mg/dL, nelle donne in gravidanza che presentano fattori di rischio per lo sviluppo del diabete gestazionale o nei casi in cui non c’è una diagnosi di diabete ma si sospetta una intolleranza al glucosio.

Poiché l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non porta alla sintomatologia classica del diabete, la malattia viene generalmente diagnostica dopo molti anni, magari casualmente dopo aver fatto degli esami del sangue rutinari o in caso di particolare stress fisico come infezioni o interventi chirurgici.

Quali sono i fattori di rischio?

Aumento di peso e distribuzione del grasso: è ormai dimostrato che le persone in sovrappeso o obese hanno un rischio più alto di diventare diabetiche.

Sono inoltre particolarmente predisposte le persone che presentano un accumulo di tessuto adiposo a livello addominale piuttosto che su cosce e fianchi.

Sedentarietà: le persone sedentarie sono più predisposte all’accumulo di grassi; l’attività fisica invece aiuta a controllare il peso, a consumare il glucosio in eccesso e rende le cellule più sensibili all'insulina.

Storia familiare: il rischio aumenta se un genitore o un fratello ha il diabete di tipo 2.

Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia: in caso di bassi livelli (minore o uguale a 35 mg/dl) di colesterolo HDL (meglio conosciuto come colesterolo buono) e alti livelli (maggiori o uguali a 250 mg/dl) di trigliceridi (grassi) si ha un maggior rischio di sviluppare anche insulino-resistenza.

Età: l’invecchiamento dell’organismo si riflette sulla funzionalità di tutti gli organi, compreso il pancreas che non è più in grado di rispondere adeguatamente alle richieste di insulina.

Prediabete: una condizione in cui il livello di zucchero nel sangue è più alto del normale, ma non abbastanza alto da essere classificato come diabete. Se non trattato, il prediabete spesso progredisce in diabete di tipo 2.

Complicanze del diabete di tipo 2

Le complicanze sono solitamente di tipo cronico e interessano organi e tessuti quali reni, occhi, cuore e vasi, nervi periferici.

Nefropatia diabetica: progressivo deterioramento della funzionalità renale che interessa circa il 10-20% dei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Il progredire della malattia può portare ad una insufficienza renale tale da dover ricorrere a dialisi o nei casi più gravi al trapianto del rene.

Retinopatia diabetica: danno ai vasi sanguigni che irrorano la retina. La malattia porta ad una riduzione delle capacità visive e nelle forme più gravi a formazione di edema, macula, ischemia retinica, emovitreo, distacco della retina.

Patologie cardiovascolari: le persone diabetiche hanno un rischio cardiovascolare da 2 a 4 volte superiore rispetto al resto della popolazione in quanto il diabete aumenta il rischio di aterosclerosi, favorisce l’ipertensione e l’ipercolesterolemia.

Neuropatia diabetica: colpisce una persona diabetica su tre ed infatti è riconosciuta come una delle complicazioni più frequenti dall’OMS. La neuropatia ha un impatto molto importante sulla qualità di vita del paziente: dal formicolio ai piedi alle mani al dolore bruciante alle gambe, problemi di alimentazione e digestione, impotenza maschile, disfunzioni cardiache e oculari. La perdita di sensibilità agli arti può portare, nei casi più gravi, anche all’amputazione.

Neuropatia diabetica e vasculopatia periferica possono portare al piede diabetico, una modificazione dei vasi sanguigni e dei nervi a livello appunto del piede con formazione di gonfiori, ulcere e ridotta sensibilità. La causa riportata è un diabete trascurato o malcurato per anni con glicemia costantemente elevata.

Terapia del paziente diabetico

A differenza del diabete di tipo 1, quello di tipo 2 non prevede un intervento immediato con la terapia farmacologica a base di insulina.

Per mantenere sotto controllo i valori di glicemia è di fondamentale importanza seguire una dieta equilibrata, povera di grassi e di zuccheri raffinati e ricca di fibre che ritardino e riducano l’assorbimento degli zuccheri. Inoltre, occorre praticare con costanza dell’attività fisica in quanto favorisce il consumo di glucosio contribuendo ad abbassare la glicemia. Seguire questo stile di vita consentirà anche di mantenere il peso forma.

Quando dieta ed esercizio fisico non sono sufficienti, il medico prescrive una terapia farmacologica con l’insulina (orale o per via iniettabile nei casi più gravi).

Il paziente diabetico deve inoltre monitorare costantemente il livello glicemico plasmatico, anche due volte al giorno, utilizzando i semplici glucometri. Evitare sbalzi glicemici e tenere sotto controllo la propria malattia consente di prevenire le complicanze croniche del diabete.

Il diabete di tipo 2 si può prevenire?

Sicuramente una alimentazione sana ed equilibrata associata all’attività fisica è il punto di partenza per prevenire non solo questa patologia.

In caso di predisposizione familiare o prediabete, seguire uno stile di vita sano rappresenta una strategia vincente per evitare, rallentare o interrompere la progressione della malattia.

Fonti

  • Mayoclinic.org
  • Epicentro.iss.it
  • Msdmanuals.com